La guida alle festività ebraiche di settembre e ottobre 2017: da “Rosh...

La guida alle festività ebraiche di settembre e ottobre 2017: da “Rosh haShanah” a “Simchat Torah”

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092012 PBDN Jeffrey Langlois 1 of 1 Judaic artist Jeanette Kuvin Oren designed the cover that will be used on Temple Emanu-El's Torah that was rescued from Germany during WWII. The cover has the Hebrew word "Yizkor" sewn on it, which means "we will remember."

Sono parecchie le festività ebraiche concentrate nel periodo tra il 20 settembre e il 12 ottobre prossimi. Noi vi forniamo, qui, un breve sommario.

La preparazione per il Capodanno ebraico

Il periodo che precede il capodanno ebraico è caratterizzato da una serie di preghiere penitenziali, recitate prima della regolare preghiera del mattino e dal suono dello shofàr, dopo la preghiera del mattino. Gli ebrei di origine nordafricana e mediorientale hanno iniziato a recitare queste speciali preghiere, lo scorso 23 agosto. Gli ebrei di origine europea hanno iniziato il 17 settembre. Queste preghiere speciali vengono recitate giornalmente, eccetto che nelle festività di capodanno e Shabbat.

Rosh HaShanah

E’ il capodanno ebraico la cui osservanza è contemplata nel Levitico 23:23-25: avrà inizio al tramonto di mercoledì 20 settembre e si concluderà all’imbrunire di venerdì 22 settembre. Entrambi i giorni sono caratterizzati da preghiere speciali e dalla lettura di brani della Torah. Ma il momento clou di Rosh HaShanah è il suono dello shofàr durante le preghiere del mattino. La festa è inoltre caratterizzata da due speciali consuetudini.

La prima è mangiare fettine di mela intinte nel miele, nella speranza che l’anno che viene sia dolce; la seconda prevede di recarsi in una sorgente naturale di acqua (come anche un mare, un fiume o una sorgente vera e propria) e leggere una selezione di brani delle sacre scritture e intingere dei pezzi di pane nell’acqua, in senso catartico per cacciare, lavare, i peccati dell’anno appena trascorso. Questa cerimonia si tiene nel primo giorno di Rosh HaShana (o nel secondo se il primo giorno cade di shabbat)

Il periodo tra RoshHaShana e Yom Kippur

I dieci giorni tra Capodanno e Yom Kippur (incluso) sono conosciuti come “I dieci giorni del pentimento”. Secondo la tradizione ebraica, si tratta di un periodo di giudizio, quando tutte le persone di tutte le nazioni sono chiamate a fare i conti con le proprie azioni dell’anno passato, e quando viene deciso il loro particolare destino per l’anno a venire.

Il giorno dopo la festività di capodanno, è un giorno di digiuno, più noto come il “Digiuno di Gedaliah” a commemorare la morte di Gedaliah (Godolia) il governatore di Giudea, ucciso in una congiura, dopo che i babilonesi espugnarono Gerusalemme nel 586 a.e.v.. Quando il giorno dopo Roh HaShana è un sabato, come quest’anno, il digiuno è posticipato di un giorno: dall’alba di domenica 24 settembre, fino al crepuscolo dello stesso giorno. Verranno recitati brani delle Sacre Scritture, ma non ci troviamo di fronte a un giorno di festa pubblica o vacanza

Yom Kippur

Yom Kippur (l’ebraico di “Giorno dell’espiazione”) ha inizio al tramonto di di venerdì 29 settembre e si conclude al crepuscolo di sabato 30 ottobre. La sua osservanza è contemplata nel Levitico 16:29-31 e 23:27-32. Il giorno più santo dell’anno, Yom Kippur è il giorno in cui, in accordo con la tradizione ebraica, il nostro destino per l’anno a venire viene sigillato. I servizi in Sinagoga – incentrati sulle preghiere di penitenza – continua per gran parte della giornata e prevede la lettura di particolari testi biblici (tra cui, nel pomeriggio, il Libro di Giona). Al crepuscolo viene suonato lo shofàr per segnalare la fine dello Yom Kippur, che ricordiamo è una festa pubblica in Israele e quasi tutte le istituzioni sono chiuse per quel giorno. Non ci saranno trasmissioni radio, né radiofoniche. Considerato che Yom Kippur è un giorno di introspezione, completamente separato dagli altri giorni nel normale corso della vita, il giorno è caratterizzato da un digiuno totale. Sono vietati i capi in pelle, l’uso di cosmetici ed è anche vietato lavarsi e avere rapporti sessuali.

Sukkot

I sette giorni della festa di Sukkot – previsti nel Levitico 23:24-35 e 23:39-43 – hanno inizio all’alba di mercoledì 4 ottobre e si concluderanno al crepuscolo di giovedì 12 ottobre. Il primo giorno, dall’alba di mercoledì 4 ottobre al crepuscolo di giovedì 5 ottobre, è una festività pubblica. I sette giorni sono caratterizzati da preghiere e letture di brani religiosi – tra cui il Libro delle Ecclesiaste, che è letto di sabato (7 ottobre). Sukkot è una festa gioiosa, da vivere in famiglia che segue – e si pone in contrasto – l’austera ed introspettiva festa di Yom Kippur. Quasi tutte le istituzioni e gli uffici sono chiusi od operano a regime ridotto.

Due le principali consuetudini di Sukkot: agli ebrei è imposto di costruire, mangiare (e se possibile dormire) in un capanna con il tetto di paglia o fronde di palma, durante la festività. Questa capanna (sukkot, in ebraico) commemora le temporanee dimore portatili nelle quali gli ebrei vissero, duranta i quaranta anni di soggiorno nel deserto, in seguito alla liberazione dalla schiavitù in Egitto. La seconda consuetudine consiste in un speciale bouquet – composto da una fronda di palma chiusa, un limone, un ramo di mirto e uno di salice – che viene tenuto durante le preghiere del mattino per ciascuno dei sette giorni (eccetto Shabbat). La sua origine deriva dal Levitico 23:40.

Concludiamo con Shemini Atzeret (Simchat Torah)

Letteralmente: “gli otto giorni dell’adunanza””, la festa di Shemini Atzeret segue immediatamente l’ultimo giorno di Sukkot, ed avrà inizio al tramonto di mercoledì 11 ottobre, per concludersi al crepuscolo di giovedì 12 ottobre. La sua osservanza è rimandata al Levitico 23:36. E’ una festa pubblica. In questa occasione, l’annuale ciclo di lettura della Torah (i cinque libri della Bibbia: dalla Genesi al Deuteronomio, per i quali viene letta una porzione, o parasha, in occasione di ciascun Shabbat) viene completato e se ne inizia un altro. Un evento accompagnato da danze e canti, a volte la festa dura ore e si riversa anche per strada in alcuni quartieri religiosi, da qui la festa si chiama “Simhat Torah” (la gioia, il giubilo della Torah).

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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