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Rosh HaShanà: il capodanno ebraico e il significato esoterico dello shofàr, verso il 5780

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Rosh ha-Shanà è il capodanno ebraico che quest’anno cade giovedì prossimo (29 settembre per il calendario Gregoriano, primo giorno del mese di Tishrì per quello Ebraico), giorno in cui avrà inizio l’anno 5780. E sì, perchè secondo la tradizione rabbinica, il mondo venne creato nel 3760 e il primo capodanno fu il 6 ottobre del 3761.

Detto questo spieghiamo il vero significato del Rosh ha-Shanà, che va al di là di quello che diamo noi. Il capodanno ebraico, infatti, secondo quanto sostenuto anche da Maurice-Ruben Hayoum nella sua “liturgia ebraica”, è strettamente collegato al giudizio divino.

Per questo è anche chiamato yom ha-Din (il giorno del giudizio). Ma non è tutto. E’ anche legato al suono dello shofàr, il corno di montone (Nel libro dei Numeri: 29,1, si parla, infatti, di yom teru’à, ovvero del giorno dal suono strepitoso), che viene usato anche nello yom ha Kippùr, il giorno dell’espiazione. nella letteratura biblica si trova anche il termine chatzozzerà (utilizzata più che altro negli ambienti sacerdotali), che significa tromba, ma che spesso viene utilizzato come sinonimo di shofàr.

Secondo il talmud, sembra che inizialmente lo shofàr si suonasse all’aurora, ma poi venne spostato a Mussàf per la violenta reazione dei romani che credevano fosse scoppiata una sommossa (capiremo a breve il perchè).

I tre punti chiave del Rosh ha-Shanà sono: malkhuyot, la proclamazione della maestà divina; zikhronot (ricordi), riaffermazione della maestà divina e shofarot, suoni dello shofàr, per ricordare la che la salvezza viene da D*o. Si tratta di una liturgia molto lunga per ricordare che in quel giorno D*o creò l’universo e in questo giorno l’intera umanità sfila davanti a lui.

Diverse le interpretazioni date dal suono dello shofàr, quasi tutte elencate nel Talmud, le più comuni, tuttavia (sempre secondo Hayoun), sono legate alla volontà di attirare l’attenzione di D*o, risvegliarlo e ricordargli che la sua misericordia, deve superare il suo rigore. Ma il suono dello shofàr ha anche la funzione di scacciare le forze malefiche e, in particolare, Satana.

Sul significato esoterico dello shofàr, nella letteratura biblica è collegato al salita al trono del Re; c’è quindi il salmo 47,6 che parla della salita al trono di D*o stesso: “Elohim sale in cielo accompagnato dal suono di strumenti a fiato, il Signore sale al suono dello shofàr”. Ma il suono dello shofar è anche legato al richiamo della lotta armata. Zaccaria, ad esempio (1,16) parla di “D*o stesso che suono lo shofàr” per combattere accanto ai suoi protetti. Sul suono dello shofàr, comunque, c’è una lunga letteratura che spiega la differenza tra suono “prolungato” e suono a “strepito”. Lo shofàr, secondo alcune correnti di pensiero, soppiantò la “chatzozzerà”, dopo la caduta del Tempio.

Tre sono i suoni istituzionalizzati dello shofàr: tequi’a (prolungato); teru’a (a intermittenza) e shebarìm (suoni spezzati). Interessante è anche l’accostamento della radice shfr a quella del verbo shafàr, che significa migliorare, rendere migliore e che riporta all’amore di Abramo per D*o. Quest’ultimo, infatti, non esitò a offrirgli in sacrificio il proprio figlio Isacco sull’altare, il cui posto venne successivamente preso da un montone (dal corno del quale ha origine lo shofàr).

Ma non è tutto. In “Yomà 20a” (Talmud), si spiega come l’espressione ha-stn (il Satana) ha come valore numerico 364, a testimonianza che Satana può interferire tutti i giorni dell’anno, tranne uno: lo yom Kippùr, in cui si suona il corno di montone. Rosh ha-Shanà (16b) invita a pronunciare la frase “Qera’ Satan” (fai a brandelli Satana) e dice anche di aggiungere il nome divino per ottenere più efficacia. Da qui la formula completa che include cripticamente il tetragramma è “yqhr’h yshtwnh”.

Sul potere antidemoniaco del suono dello shofàr c’è tutta una letteratura talmudica, che tralasciamo per non appesantire la lettura.

Chiudiamo con una interessante interpretazione degli studiosi di religioni comparate, secondo i quali il montone (yovèl) è l’antica divinità di Israele, prima della grande rivoluzione monoteista, con il termine yovèl che ha la stessa radice di yuval, padre di tutti i suonatori di cetra e flauti, ma yuval è anche un discendente di Caino e questo accostamento (della mitologia ebraica) dell’antica divinità con un discendente del primo omicida della storia, vuole dunque dissuaderci dal commettere ancora questo crimine. Da qui il raccoglimento e il terrore dei fedeli quando risuona lo shofàr.

Spero che questa lettura sia stata di vostro gradimento.

Un saggio suona lo shofàr (foto tratta da history.com)

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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