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Una “mitzvah” al giorno… Una guida ai 613 precetti dell’ebraismo, grazie all’opera di “Rambam”

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Una parte fondamentale dell’ebraismo sono le mitzvòt, plurale di mitzvah, ovvero i precetti della Torà che ogni ebreo deve seguire nel suo percorso di avvicinamento al divino. Le mitzvòt, in totale, sono 613, così come riportato nel testo del Talmud alla fine di Makkòt (quinto volume dell’Ordine di Nezikin). Per la precisione: 248 precetti positivi, quante sono le membra del corpo umano (quasi come se ogni componente dell’uomo dicesse: esegui un precetto per mezzo mio) e 365 negativi, quanti i giorni dell’anno, come se dicessero all’uomo di non commettere trasgressioni per ciascuna delle giornate in calendario. Riordinare tutte le mitzvòt non è stata un’impresa facile.

A riuscirvi fu il medico, filosofo, rabbino, talmudista (e potremmo ancora continuare): Mosè Maimonide (1135-1204), detto anche Rambam (acronimo di: Rabbi Moshe Ben Maimon), che scrisse il “Sefer HaMitzvòt” (libro sulle mitzvòt). Rambam le riordinò attraverso quattordici regole di catalogazione. Da cosa nasce l’esigenza dei precetti? Semplice: nel secondo brano dello Shemà (preghiera che ogni ebreo deve recitare tre volte al giorno), è scritto: “Uzchartèm et kòl mitzvòt Hashèm” che tradotto significa: “e ricorderete tutti i precetti dell’eterno”.

A partire da oggi, se mi seguirete quotidianamente anche sulla pagina Facebook di “Vivi Israele” (clicca qui), accanto alla data del calendario ebraico e alla parola del giorno: inserirò anche il precetto del giorno: perchè possa essere di stimolo all’ebreo praticante, affinchè sia sempre più ligio e puntuale nel seguire le mitzvòt e al non ebreo, affinchè possa impararli, anche perchè, alla fine, i precetti sono insegnamenti di vita che tutti potrebbero e dovrebbero seguire, indipendentemente dalla religione.

Inizieremo – seguendo la traduzione italiana del Sefer Hamitzvòt – con i precetti legati alla preghiera e alla professione di fede. Per ciascun precetto indicheremo se si deve eseguire ancora oggi (molti, infatti, sono anacronistici); mentre nelle parentesi tonde indicheremo il libro della Torà a cui si riferisce e il numero del capitolo e del versetto.

La prima mitzvah, dunque, è: “Credere nel Signore”. Il riferimento biblico è “Io sono il Signore tuo D*o) (Shemòt, 20,2). Come vi sarete accorti, si tratta di una mitzvah “positiva”.

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