Home Impara l'ebraico Le lingue semitiche e una loro breve storia, ultima puntata

Le lingue semitiche e una loro breve storia, ultima puntata

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Concludiamo, con questa terza ed ultima puntata, il viaggio all’insegna delle lingue semitiche che meglio ci aiuta a comprendere la nascita dell’ebraico moderno. Il nostro punto di riferimento è la grammatica ebraica, in lingua inglese, dell’autore Menachem Mansoor

Aramaico.

Nel sesto secolo a.e.v., l’aramaico si diffonde in Palestina, Siria, Egitto e in parte dell’Asia, rimpiazzando molte lingue, tra cui l’ebraico e l’accadico.

Influenzò anche diversi sistemi di scrittura, tra cui l’ebraico e per circa mille anni l’aramaico rimase il metodo di scrittura più diffuso del vicino oriente.

L’aramaico è anche la lingua ufficiale all’epoca di Gesù. Il siriaco, inoltre, un dialetto aramaico dell’est venne usato nella letteratura teologica dai primi padri cristiani.

All’epoca della distruzione del primo Tempio (70 e.v.) e la dispersione degli ebrei, l’aramaico rimpiazza l’ebraico in Palestina e nei territori limitrofi.

Gran parte del Talmud, ad esempio, è scritto in aramaico e dal sesto secolo e.v. esiste una versione aramaica della Bibbia nota col nome di Targum. Aramaico e siriaco vengono soppiantati dall’arabo dalla metà del settimo secolo, ma qualche dialetto siriaco è ancora parlato oggi in qualche area isolata di Siria e Iraq.

Accadico: così viene chiamata la lingua assiro babilonese. Akkad era il principale centro del primo impero semitico in Mesopotamia (nel 2300 a.e.v.). La Mesopotamia era già abitata dai Sumeri e gli assiro babilonesi adottarono i caratteri cuneiformi dei Sumeri per la loro forma di scrittura semitica.

Etiopico: è una lingua semitica nota anche come ge’ez, conosciuta per la prima volta nel quarto secolo e.v. da alcune incisioni. Alcuni missionari cristiani portarono la Bibbia agli abissini, tradotta in ge’ez e tradussero molti lavori in questa lingua. C’è, poi, l’amarico, altra lingua semitica, che subì l’influenza di altri idiomi non semitici, che dal tredicesimo secolo diventa lingua ufficiale di corte, in Etiopia. Il ge’ez, dunque resta la lingua della chiesa e della letteratura; mentre la più parlata è l’amarico.

Le lingue legate all’ebraico usate dagli ebrei

Yiddish.

Lingua parlata dagli ebrei ashkenaziti dell’Europa centrale e dell’est, dal medioevo. Non è una lingua semitica, ma deriva da un dialetto medievale tedesco parlato nella regione del Reno. La struttura base della grammatica è tedesca così come lo è l’85 per cento circa del vocabolario. Alcuni scrittori famosi del diciannovesimo e ventesimo secolo: Mendele Mokher Seforim (Abramovitch), Isaac Leib Peretz e Sholem Aleichem. all’insorgere della seconda guerra mondiale si stima che fossero in dieci-dodici miloni a parlare yiddish nel mondo, ma negli ultimi tempi ha perso parecchio terreno soprattutto tra i giovani.

Ladino.

Ovvero: giudeo spagnolo, dialetto che maturò nelle comunità ebraiche di Spagna, nel medioevo. Si basa sul dialetto castigliano, con influenza portoghesi, come lo yiddish anche il Ladino è scritto in caratteri ebraici e contiene diverse espressioni ebraiche.

In seguito all’espulsione degli ebrei dalla Spagna, nel 1492, dal re Ferdinando e dalla regina Isabella, gli ebrei di spargono tra Nordafrica, Balcani e Impero Turco. Fino alla seconda guerra mondiale, Salonicco, in Grecia, fu il centro del Ladino. Il primo libro in ladino viene stampato nel 1510 e diventa lingua dell’etica e della religione.

Giudeo-Arabo.

La lingua che si sviluppa tra gli ebrei del Nordafrica e del Medio Oriente dominate dagli arabi. Lingua parlata sia dagli ebrei espulsi dalla Spagna nel 1492 che dagli ebrei sotto il dominio musulmano. Il giudeo arabo è scritto in caratteri ebraici ma con le vocali e altri segni diacritici dell’arabo. Con la diffusione dell’arabo in Medio Oriente e Nord Africa, una grande parte della letteratura sulla Bibbia, il Talmud e altri soggetti venne scritta utilizzando questa lingua.

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