L’inno dei partigiani della Shoah: “Zog nit keyn mol”/ Video

L’inno dei partigiani della Shoah: “Zog nit keyn mol”/ Video

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Oggi vorrei parlare di una canzone Yiddish che mi sta particolarmente a cuore: Zog nit keyn mol (non dire mai), la cui versione di Chava Alberstein, è quella che preferisco. Non si tratta, naturalmente, di una canzone qualunque, ma di un inno della resistenza partigiana ebraica durante la shoah.

Il brano, che ancora oggi viene cantato in alcune ricorrenze, venne composto, nel 1943, da Hirsh (o Hirsch) Glick, giovane prigioniero del “ghetto” di Vilna (Vilnius); nonché membro attivo della “Faraynte Partizaner Organizatsye” (Fpo).

Perchè “Non dire mai che questo è il tuo ultimo cammino“? Perchè gli ebrei che venivano deportati, non sapevano quando sarebbe finita. Ed anche quando il treno arrivava a destinazione era impossibile stabilire, se l’incubo fosse finito.

Hirsch, all’epoca, aveva 21 anni e la canzone venne composta in occasione della insurrezione del ghetto. Al momento se ne conosce la traduzione in diciotto lingue.

Quella italiana che vi proponiamo è di Riccardo Venturi. La versione in lingua originale yiddish e quella traslitterata sono tratte da: hebrewsongs.com

Buon ascolto.

ZOG NIT KEYN MOL (versione traslitterata)

זאָג ניט קײנמאָל

Zog nit keyn mol az du geyst dem letstn veg,

Khotsh himlen blayene farshteln bloye teg.

Kumen vet nokh undzer oysgebenkte sho –

S’vet a poyk ton undzer trot – mir zaynen do!

Fun grinem palmenland biz vaysn land fun shney,

Mir kumen on mit undzer payn, mit undzer vey,

Un vu gefaln s’iz a shprits fun undzer blut,

Shprotsn vet dort undzer gvure, undzer mut.

S’vet di morgnzun bagildn undz dem haynt,

Un der nekhtn vet farshvindn mitn faynd,

Nor oyb farzamen vet di zun in dem kayor –

Vi a parol zol geyn dos lid fun dor tsu dor.

Dos lid geshribn iz mit blut un nit mit blay,

S’iz not keyn lidl fun a foygl af der fray,

Dos hot a folk tsvishn falndike vent

Dos lid gezungen mit naganes in di hent!

To zog nit keyn mol az du geyst dem letstn veg,

Khotsh kimlen blayene farshteln bloye teg,

Kumen vet nokh undzer oysgebenkte sho –

S’vet a poyk ton undzer trot – mir zaynen do!

In lingua originale, Yiddish

זאָג ניט קיין מאָל

זאָג ניט קיין מאָל, אַז דו גייסט דעם לעצטן וועג,

כאָטש הימלען בלײַענע פֿאַרשטעלן בלויע טעג.

קומען וועט נאָך אונדזער אויסגעבענקטע שעה –

ס׳וועט אַ פּויק טאָן אונדזער טראָט: מיר זײַנען דאָ!

פֿון גרינעם פּאַלמענלאַנד ביז ווײַסן לאַנד פֿון שניי,

מיר קומען אָן מיט אונדזער פּײַן, מיט אונדזער וויי,

און וווּ געפֿאַלן ס׳איז אַ שפּריץ פֿון אונדזער בלוט,

שפּראָצן וועט דאָרט אונדזער גבֿורה, אונדזער מוט!

ס׳וועט די מאָרגנזון באַגילדן אונדז דעם הײַנט,

און דער נעכטן וועט פֿאַרשווינדן מיט דעם פֿײַנט,

נאָר אויב פֿאַרזאַמען וועט די זון אין דער קאַיאָר –

ווי אַ פּאַראָל זאָל גיין דאָס ליד פֿון דור צו דור.

דאָס ליד געשריבן איז מיט בלוט, און ניט מיט בלײַ,

ס׳איז ניט קיין לידל פֿון אַ פֿויגל אויף דער פֿרײַ,

דאָס האָט אַ פֿאָלק צווישן פֿאַלנדיקע ווענט

דאָס ליד געזונגען מיט נאַגאַנעס אין די הענט.

טאָ זאָג ניט קיין מאָל, אַז דו גייסט דעם לעצטן וועג,

כאָטש הימלען בלײַענע פֿאַרשטעלן בלויע טעג.

קומען וועט נאָך אונדזער אויסגעבענקטע שעה –

ס׳וועט אַ פּויק טאָן אונדזער טראָט: מיר זײַנען דאָ!

Versione italiana

Non dire mai

Non dire mai che questo è il tuo ultimo cammino,

anche se le nuvole bloccano la luce del giorno.

Questo è il giorno al quale aneliamo, sorgerà e verrà

e i nostri passi ancora risuoneranno: siamo qua!

Questo è il giorno al quale aneliamo, sorgerà e verrà

e i nostri passi ancora risuoneranno: siamo qua!

Dalla terra della palma alle gelide lontananze

noi siamo qua col nostro dolore, la nostra pena,

ovunque sia caduta una goccia di sangue,

da là emanerà il nostro coraggio e il nostro spirito.

Ovunque sia caduta una goccia di sangue,

da là emanerà il nostro coraggio e il nostro spirito.

Lo splendore dell’alba illuminerà il nostro giorno,

prenderà il posto dell’oppressore e dell’ieri, come l’ombra.

Ma se la notte tarderà a portare la luce,

allora questo canto sia un segnale per le generazioni a venire.

Ma se la notte tarderà a portare la luce,

allora questo canto sia un segnale per le generazioni a venire.

Con scrittura di sangue e piombo è stato scritto,

non è una canzone su un uccello, sulla libertà o sull’orizzonte.

Tra muri che crollano un popolo ha cantato questo canto,

lo ha cantato unito con le granate in mano.

Tra muri che crollano un popolo ha cantato questo canto,

lo ha cantato unito con le granate in mano.

Non dire mai che questo è il tuo ultimo cammino,

anche se le nuvole bloccano la luce del giorno.

Questo è il giorno al quale aneliamo, sorgerà e verrà

e i nostri passi ancora risuoneranno: siamo qua!

Questo è il giorno al quale aneliamo, sorgerà e verrà

e i nostri passi ancora risuoneranno: siamo qua!

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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