Gli ebrei di New York: una sovrapposizione di mondi e di quartieri

Gli ebrei di New York: una sovrapposizione di mondi e di quartieri

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Buongiorno, cari lettori.

Oggi voglio raccontarvi la prima parte di un libro che amo tanto e che ho letto un paio di volte. Si intitola “Gli ebrei di New York” ed è stato scritto da un mio collega, Maurizio Molinari, all’epoca in cui scrivo, direttore del quotidiano La Stampa, già corrispondente per La Stampa, da Gerusalemme. Io amo tantissimo la Grande Mela e chi ama anche l’ebraismo e gli ebrei, sicuramente non potrà che osservare un connubio eccellente: New York è la più grande comunità ebraica fuori da Israele. A NY, inoltre, troverete una commistione di ebrei: dagli ortodossi, agli ultra-ortodossi, progressisti e via dicendo. Un microcosmo assolutamente vivo e pieno di stimoli. Presto vorrei anche pubblicare una mia gallery nei quartiere Jewish. Buona lettura.

Le strade di New York sono una sovrapposizione di tanti mondi ebraici, diversi fra loro. Nella 13a avenue di Borough Park, a Brooklyn si respira l’aria di Varsavia a inizio Novecento. Nelle sinagoghe di Williamsburgh e Crown Heights si studia come a avveniva a Vilna e negli shtetlach degli chassidim nel Mar Baltico e Mar Nero. La 72a strada dell’Upper West Side è popolata da liberi pensatori. Oltre ai cinque distretti di New York formano la comunità ebraica anche le contee limitrofe di Nassau, Westchester e Soffolk e gli shtetl di Monsey, New Square e Kiryas Joel.

La parabola degli ebrei nella Grande Mela inizia il 13 settembre del 1654, quando 23 profughi, fuggiti da Recife, a bordo della Santa Caterina, mettono piede nella Nuova Amsterdam e danno vita al primo nucleo comunitario. Subito, però, si trovano davanti al rifiuto del governatore Peter Stuyvesant che li considera portatori di commerci e costumi destinati a corrompere i cristiani.   

Il veto cade nel 1655, quando la Compagnia delle Indie Occidentale bolla questo atteggiamento non tollerante e ci troviamo di fronte all’eccezione del popolo ebraico. L’approdo è al Seaport del Lower East Side. Gran parte dei prodotti acquistati nei supermercati recano le scritte “OU” o “K”, che sono certificazioni Kosher.

Nessuno sa con precisione quanti sono gli ebrei di America, ma si parla di oltre 5,2 milioni, il 37 per cento di quali, circa 1,4 milioni, vive a New York e il 69 per cento di questi nei cinque distretti, gli altri negli shtetl. Si contano anche circa 55mila sopravvissuti alle persecuzioni della Shoah. Nel 1945, l’America diventa uno dei due poli della rinascita ebraica, dopo lo sterminio nazista.

Ebrei a Brooklyn, circa 456mila, nei quartieri di: Flatbush,  Borough Park, Bensonhurst, Sheepshead Bay, Williamsburg e Midwood. A Manhattan: Upper East e West Side, Washington Heights, dove c’è il gruppo ortodosso dei Breuer  e Lower East Side. Nel Queens a Forest Hills, Kew Garden Hills, Hillside. Nel Bronx a Riverdale, Cortland e Kingsbridge. A Staten Island sono a Richmond Avenue e Victory Boulevard.

Il viaggio nei luoghi simbolo.

Il viaggio parte dalle 55ma strada o 13ma avenue di Brooklyn. Alcuni circoli offrono film classici in Yiddish come il Dybbuk o il fabbro cantante.

A Borough Park intere dinastie chassidiche hanno aperto sinagoghe e vivono a fianco in un reticolo di strade tra la 12ma e la 18ma avenue e tra la 40 e la 62ma strada. Qui vivono oltre 76mila ebrei, il 75 per cento dei quali ortodossi. Menachem Mendel Scheernson, rebbe di Lubavitch, muore a 92 anni nel 1994.

Il fulcro della comunità chassidica è al 770 di Eastern Parkway, a Crown Heights. I Lubavitch sono di origine russa e stanno a Crown Heights come i Satmar di origine romena stanno a Williamsburg. I Satmar sono i chassidim che i nazisti tentarono di sterminare nell’ultimo anno di guerra. A Williamsburg hanno vissuto due eroi della resistenza nazista: i fratelli Tuvia e Xus Bielski. Nati in Bielorussia all’inizio del ‘900 vennero arrestati il 22 giugno 1941, con l’invasione della Russia, ma riuscirono a scappare nei boschi con i fratelli Asael e Arom, di 11 anni, mentre la famiglia veniva sterminata.

Al Jewish Heritage Museum si può ammirare la Steinberger Sukkah, ovvero il telo realizzato da Aryeh Steinberger che la famiglia Lindenblatt portò via, prima di fuggire dai nazisti in Ungheria.

In una casa a due piani sull’Empire Boulevard, fra New York avenue e Brooklyn Avenue, a Crown Heights, vive Leinel Motchkin che tra il dicembre 1945 e il gennaio 1947 strappò dalla Russia di Stalin oltre mille Chassidim dai quali oggi discende gran parte dei Lubavitch.

Motchkin racconta delle persecuzioni sotto il regime comunista di Stalin, col padre Reb Peretz che entra nel mirino della polizia segreta. I ragazzi delle yeshivah costretti a tagliarsi barba e capelli. Da Mosca, dove rischia di essere arrestato, Leinel riesce a scappare nell’odierna Ucraina, a Lemberg, città di confine e organizza l’esodo per centinaia di chassidim in fuga, fornendo loro passaporti falsi per entrare in Polonia. Questo vengono fatti passare – da un funzionario del consolato che viene corrotto – come familiari di soldati polacchi. Presto si sparse la voce di questo esodo e Leibel che rischia di nuovo l’arresto viene salvato da un alto ufficiale del Kgb sposato a una ebrea. Scappa a Katowice, in Polonia, e da lì a Praga, Parigi, fino al Nord America. Con lui molti chassidim. E’ l’associazione Agudath Israel che aiuta i chassidm a emigrare verso gli Usa o Israele.

Ci sono poi gli aneddoti del rabbino russo Yehudà Chitrik, di Krasnolok, non  scomparso a inizio del 2006, considerato una vera e propria enciclopedia chassidica, a Flatbush, con tanti aneddoti che raccontava. La sua casa è sulla dodicesima strada a Flatbush: il suo insegnamento era che non bisogna vivere solo per sé stessi.

C’è, poi, il cacciatore di libri yiddish, Aaron Lansky. La svolta arriva nel 1981, quando in un garage di Borough Park si imbatte in un deposito di centinaia di volumi provenienti dalle librerie ebraiche del Lower East Side. Ad Amhrest, in Massachusetts crea il National Yiddish Book Center. Ha 120mila volumi ma vuole arrivare a un milione. Sulla dodicesima strada si trova anche il Center of Jewish History, che contiene oltre 23 milioni di documenti.

(fine prima parte)

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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