La meditazione ebraica (2): dalla contemplazione al dialogo con D*o

La meditazione ebraica (2): dalla contemplazione al dialogo con D*o

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Presentiamo questa seconda parte di studi sul libro di Aryeh Kaplan, dal titolo “La Meditazione Ebraica”, un testo che consiglio per la sua profondità.

La contemplazione.

Basta sedersi e concentrarsi su un oggetto, una idea e lasciare che l’oggetto pervada la nostra mente. Da evitar immagini, statue o quadri, perchè si è vicini alla idolatria. La meditazione deve durare da venti a trenta minuti. La contemplaIone ci permette di incidere l’immagine dell’oggetto nella nostra mente e di evocarla senza sia necessaria la sua presenza reale. La differenza con meditazione mantrica è che in questo caso è una parola non una immagine a riempire la mente.I pensieri estranei vanno allontanati.

Con la contemplazione si scoprono dettagli che si incidono nella nostra coscienza. Anche se si prende coscienza della presenza divina, l’oggetto non deve essere venerato per evitar l’idolatria. Meditazione mantrica e contemplazione sviluppano aree diverse della mente.

Il mantra ebraico più utilizzato è “Ribbonò shel Olam” ovvero “Padrone dell’universo“. Questo mantra unito alla contemplazione ci porta a vedere il divino che c’è dentro l’oggetto.

La contemplazione delle stelle, unitamente al vuoto mentale, fa capire l’esistenza di D*o.  Recitando il “Ribbonò shel olam”, guardando le stelle, ricerchiamo D*o al di là delle stelle. Le esperienza cinestesiche sono quelle che ci portano a vedere cose invisibili come suoni od odori. Quindi, possiamo vedere concetti astratti.

La fiamma di una candela o di una lampada ad olio ha cinque colori: bianco, giallo, rosso, nero e azzurro, che si possono vedere durante una contemplazione profonda. Secondo lo Zohar, l’azzurro che si vede intorno alla fiamma, dopo il nero, rappresenta la shekinà ovvero la presenza divina.

Il fuoco nero ha un ruolo fondamentale nella meditazione ebraica. Quando si impara a vedere l’aura azzurra che circonda la fiamma, si impara anche a vedere l’aura in generale, quella che i cabalistici chiamano tzelem.

Meditazione sull’azzurro.

Secondo il Talmud,  una frangia del talleth è azzurra, ma l’azzurro è il colore del mare; il mare è il colore del cielo e il cielo è il colore del trono della gloria.

Meditazione sul Tetragramma.

Questa può essere accompagnata da una meditazione sul mantra “Ribbonò shel Olam”. Sedondo la cabbalà queste quattro lettere sono il simbolo del mistero della carità. La yod è la moneta, la he è la mano che dona la moneta, la lettera infatti è la quinta dell’alfabeto e il cinque si riferisce alle dita della mano. La vav simboleggia il bracco che dona. La seconda he è la mano del mendicante che riceve.

Ma la sintesi della carità può essere intesa sia a livello terreno che divino. E in questo caso, al posto della moneta c’è l’esistenza che D*o dà all’uomo.

Betzalel è l’architetto del tabernacolo che gli israeliti costruirono subito dopo l’esodo. Si dice che lui fosse in grado di combinare le lettere con le quali cielo e terra vennero creati. La cabbalà chiama la meditazione sul tetragramma yichud, che significa unificazione. Scrivendo il nome di D*o in nero su carta bianca, si vedrà come scritto in fuoco nero su carta bianca. Secondo il midrash la Torah originale fu scritta così.

La visualizzazione.

Il Sefer Yetzirà descrive la capacità di fissare un’immagine nell’occhio della mente con due metodi di rappresentazione mentale delle lettere: la chakikà, l’incisione la chatzivà, il taglio. Le lettere dell’alfabeto ebraico sono viste come canali delle forze della creazione e costituiscono un mezzo per attrarre energia spirituale. L’incisione serve per fissare un’immagine, in modo che non ondeggi, né si muova e resta così incisa anche quando emergono altre immagini. L’altra tappa consiste nell’isolare l’immagine. Questo è il taglio, eliminando tutte le immagini di contorno. Si immagina una fiammella di fuoco bianco che brucia tutto ciò che c’è attorno.

Vav ed he sono forza maschile e femminile della provvidenza, quando sono separate il loro legame tra il mondo e D*o si interrompe. Come l’uomo e la donna vav ed he ardono di unirsi per portare la potenza di D*o nel mondo inferiore e quando uniti la presenza divina diventa palpabile. Lo yichud è l’unificazione di queste due lettere.

Il nulla.

Non è né uno spazio vuoto e nero, né uno trasparente, ma la cosa che si avvicina di più è ciò che vediamo dietro la nostra testa. Meditare su questo è tecnica efficace per concepire il nulla assoluto.  Questa tecnica sarebbe propedeutica all’esperienza profetica. Possono servire anni per visualizzare il nulla, questa è la più pura delle immagini da rappresentare mentalmente. Se si visualizza il nulla e contemporaneamente si fa il vuoto mentale, la mente torna vergine e si può sperimentare la spiritualità pura.

Anche al logica deve essere considerata come una creazione di D*o.

I paradossi sono idee che trascendono la logica. Tentare di immaginare D*o e come tentare di vedere senza gli occhi. E così come la mano non può afferrare il pensiero, la mente non può afferrare D*o. Il modo per avvicinarci di più è di immaginare il nulla e comprendere che dietro c’è Lui. Anche nella mente umana non c’è nulla che possa cogliere ciò che D*o è realmente. Ma per quanto sia difficile,parlare di D*o è relativamente facile parlare a D*o.

Parlare con D*o facile nei momenti di crisi, ma quando va tutto bene è come dover riannodare i contatti con un parente perso di vista. Di cosa parliamo? Quando parliamo con D*o perchè ci sentiamo spinti a farlo è preghiera; altrimenti è meditazione. A quel punto si può iniziar, chiedendo a D*o chiedendogli di aiutarci ad avvicinarci a Lui, di aiutarci a stabilire una intimità.

Più converseremo con Lui e più saremo coscienti della sua presenza. Ben presto, la pratica diventerà una potente tecnica di meditazione. La conversazione con D*o può aiutare a superare l’ego e a vederci in modo diverso, a trovare un senso nella vita. Quando parliamo con lui ci vediamo attraverso i suoi occhi e ci giudichiamo nel senso più profondo del termine. È una sorta di psicoterapia.

Rabbi Nachman consiglia di dedicare un’ora al giorno alla conversazione con D*o, anche se al giorno d’oggi bastano mezzora o venti minuti. Essenziale praticare esercizio tutti i giorni alla sera.

Sia preghiera che psicoterapia possono aiutarci a vivere meglio, ma mentre nella psicoterapia l’aiuto arriva dall’esterno, nella prima arriva dall’interno. Dimensione terrena e spirituale a confronto.

Leggi (QUI) la prima parte

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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