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Kaballah: alla scoperta de “La meditazione ebraica” (1) di Aryeh Kaplan

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Essenziale per la comprensione dell’ebraismo è la Kaballah, che si può definire come il “misticismo ebraico”. Oggi, però, non ci vogliamo soffermare su questo concetto, spesso travisato, tanto da affiancarlo all’occultismo tout-court. Quello che, invece, vorrei presentarvi è lo studio di un grande cabalista moderno. Mi riferisco al compianto Aryeh Kaplan, nato nel Bronx, nel 1934 e morto all’età di 49 anni, nel 1983.

Uno dei suoi saggi più interessanti è quello sulla meditazione ebraica, che noi andremo a scoprire, poco per volta. Kaplan, che fu autore di importanti opere, dia nel campo della fisica che della stessa Kaballah, ci conduce alla riscoperta della meditazione, una pratica, come lui stesso afferma, messa un po’ in disparte dall’ebraismo ufficiale. Se siete pronti, allora, partiamo pure in questo piccolo viaggio interiore.

La meditazione ebraica

Di Aryeh Kaplan

Meditazione in senso generale è riflettere in maniera controllata e decidere la direzione del pensiero in un lasso di tempo e canalizzarlo in quella direzione. Ma la mente umana rifiuta di farsi addomesticare e sembra avere una propria volontà. Il pensiero non va mai dato per scontato ed è difficile da controllare.

La riprova è nel cercare di smettere di pensare. La nostra mente è attraversata da un flusso costante di pensieri, difficile da interrompere. Si possono chiudere gli occhi e la mente genera una serie di lucori che poi si dissolvono. Immagini che spariscono nello stesso tempo in cui si tenta di coglierle.

La visualizzazione è una tecnica di meditazione che consiste nell’evocare un’immagine nella mente, cercando di tenerla fissa, come se volessimo inciderla. La mente, quindi, è come se avesse una volontà propria, due facce: una sotto il controllo della volontà cosciente, una no: conscio e subconscio. Scopo della meditazione, dunque, è arrivare alla padronanza del subconscio. La respirazione, che è automatica, è così sotto il controllo del subconscio ed è per questo che viene utilizzata nella macchina della verità. Il fantasticare è un punto di confluenza tra conscio e inconscio.

Imparando a dirigere il nostro fantasticare, possiamo imparare a dirigere l’inconscio. Talvolta le varie parti della mente agiscono in maniera indipendente originando conflitti, che possono, se forti, dare l’impressione di aver una doppia personalità. Un esempio è la tentazione sessuale. Con la meditazione si arriva al controllo del pensiero, restando padroni, senza più pressioni dell’inconscio.

La Kaballah definisce il normale modo di pensare come mochin dekatnuth ovvero mentalità del bambino. Mentre definisce i modi e gli stati del pensiero più elevati come mentalità dell’adulto mochin degadluth. Finché non si è padroni della propria mente non si può arrivare a una concentrazione totale. Nello stato di meditazione, il cui scopo è accrescere la percezione, è possibile eliminare le interferenze. Per arrivare alla contemplazione, ad esempio, bisogna fare silenzio nelle parti della mente che non sono concentrate, così si eliminano le interferenze è come sentire una radio lontana a basso volume, ma senza interferenze.

Un modo più elevato è quello di focalizzare una più vasta parte della mente sull’esperienza. Vedere una rosa in stato di meditazione è diverso che in stato di coscienza normale.

Molti ciechi imparano ad orientarsi ascoltando gli echi subliminali degli immobili e battono con il bastone per provocare questi echi, ma la cosa strana e che dicono di sentire e non di udire. Quindi il cieco non udirà l’eco, ma sentirà la presenza di un ostacolo. Echi non udibili dai vedenti che sono accecati dagli stimoli visivi.

Nella medicina tibetana, così come nella Kaballah, si può arrivare a diagnosticare una malattia, soltanto sentendo il polso. Una delle verità più sfuggenti è la coscienza di sé stessi. Di solito ci vediamo attraverso lo spesso velo dell’Io ed è per questo che è impossibile percepirci allo stesso modo degli altri, ma grazie alla meditazione possiamo sollevare questo velo. La meditazione può portare a una presa di coscienza spirituale.

Le esperienza mistiche più intensi furono quelle dei profeti biblici, che non erano indovini, ma persone che grazie alla loro spiritualità potevano acquisire informazioni.

Le preghiere possono dividersi in lodi, richieste e ringraziamenti. Anche la meditazione ha tratti comuni, visto che i modi di interagire con la mente sono limitati.

Il metodo basato sulla meditazione su un versetto biblico si chiama gherushim e veniva usato dai mistici di Safed nel XVI secolo. Versetto che può essere usato sia verbalmente che visualmente o per contemplazione visiva. Si tratta di meditazione diretta all’esterno non strutturata. L’oggetto della meditazione può essere anche qualcosa di diverso dal versetto biblico. Rabbi Nachman di Breslav usava l’espressione “padrone dell’universo”. Nelle tradizioni orientali le frasi che si ripetono nel corso di una meditazione si chiamano mantra. È un tipo di meditazione trascendentale. La meditazione, dunque, può essere visuale o verbale, strutturata o non strutturata; rivolta all’interno o all’esterno. Quella rivolta all’esterno è spesso utilizzata per avere un’esperienza trascendentale.

Ma si può anche meditare attivando l’udito; quindi, ascoltando il suono dell’acqua, il canto di un grillo o una nota ripetuta. Ma la meditazione può servirsi anche dell’odorato, come accade per alcune berakhot, benedizioni. Ma si può meditare anche sui movimenti del corpo, tecnica usata dai sufi e anche da alcuni chassidim.

Definire uno stato di coscienza è difficile perché sono esperienze che non si possono definire a parole. Quelli a noi più familiari e spiegabili sono la veglia e il sonno. Anche l’uso della memoria può portare a uno stato di coscienza sviluppato. Kaplan spiega, con alcuni esempi, di come la mente ancorata al problema possa aiutare a compiere prodigi. Questo lo definisce come stato di soluzione dei problemi.

(fine prima parte)

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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