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Ebraico moderno e lingue semitiche, una introduzione

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Buongiorno, a tutti. Per capire bene l’ebraico moderno, ma anche quello biblico e soprattutto la sua evoluzione, è necessario avere una piccola infarinatura, come si dice, sul ruolo delle lingue semitiche e la loro diffusione. A farci da guida, in questo caso, sarà Menachem Mansoor con il suo “Contemporary Hebrew

Una breve introduzione alle lingue semitiche

L’ebraico appartiene a una grande famiglia che è quella delle lingue semitiche, che si è diffusa nell’Asia occidentale e nel Nordafrica. La parola “Semitico” deriva da Shem, uno dei figli di Noè (Genesi 6:10).

Molte le lingue semitiche scoperte nel ventesimo secolo, tra cui l’Accadico e L’Ugaritico (linguaggio simile all’ebraico). C’è un vocabolario base comune tra tutte le lingue semitiche. Ad esempio: ab, padre; yad, mano; bayit, casa o gamal, cammello. Altri tratti in comune sono le lettere gutturali o laringali; la costruzione di verbi e parole con radicale trilittero e la presenza di pronomi suffissi a nomi, verbi e preposizioni. Le lingue semitiche si dividono in cinque rami: ebraico, arabo, aramaico, accadico ed etiopico.

Vediamole, una per una.

Ebraico.

E’ la lingua originale degli abitanti semiti, nell’antica terra di Canaan, la Palestina. L’ebraico è legato alle lingue canaanite. Il linguaggio parlato dagli israeliti, nel periodo biblico, era chiamato il “linguaggio di Canaan”. L’ebraico è una lingua vivente, prima dell’esilio di Babilonia, nel 586 a.C. (con la distruzione del Primo Tempio). L’aramaico, gradualmente, rimpiazza l’ebraico, come lingua della cultura e della politica del vicino Oriente, diventando la lingua dominante dal sesto secolo a.C., fino al primo secolo d.C..

L’ebraico, comunque, continuò ad essere parlato e restò la lingua ufficiale di molti scritti filosofici e scientifici. Nel ventesimo secolo, durante la colonizzazione Sionista della Palestina, Eliezer Ben Yehuda (1858-1922), fece grandi sforzi per far rivivere l’ebraico come lingua moderna.

Quattro sono le fasi della lingua ebraica. Lebraico biblico ovvero ebraico classico; l’ebraico rabbinico o tardo ebraico in cui vennero scritti la Mishna (circa II secolo dopo Cristo) e il Midrash (IV-XII secolo d.C.). L’ebraico rabbinico o medievale ovvero l’ebraico dei grandi scritti poetici, teologici e filosofici del Medioevo, in Spagna e Nordafrica. E’ anche la lingua usata per le traduzioni degli scritti in arabo, ad esempio le opere di Maimonide. In ultimo, l’ebraico moderno.

Arabo.

L’arabo del sud precede l’arabo classico parlato oggi. Lo si può trovare in incisioni del periodo tra l’800 a.e.v. e il VI secolo e.v.. Si pensa che fosse parlato con la variante di numerosi dialetti, nella costa sud della penisola arabica. Dal periodo dei poeti pre islamici ad oggi, c’è l’arabo classico.

Dal XVII secolo l’arabo classico deve la sua espansione alla diffusione dell’Islam. Il più importante lavoro scritto in arabo classico è il Corano Qur’an, che per i musulmani, oltre a essere una divina rivelazione, è anche un perfetto modello di grammatica e composizione. Come la Bibbia Ebraica, per intenderci. Si stima che parlino arabo, ad oggi, un milione di persone tra il vicino Oriente e l’Africa. I maggiori dialetti sono: egiziano, iracheno, siriano, palestinese e maltese (l’unico dialetto scritto in caratteri romani).

(Fine della prima parte)

Per la seconda parte clicca direttamente (QUI)

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