Il significato di Gerusalemme per gli ebrei, i cristiani e i musulmani

Il significato di Gerusalemme per gli ebrei, i cristiani e i musulmani

4719
0
SHARE

Vorrei proporre, in questo articolo, un sunto del saggio di Raphael Judah Zwi Werblowsky, esperto di religioni, che ben definisce il significato di Gerusalemme, quest’ultima intesa come Città Santa per le tre religioni monoteiste.

Il significato di Gerusalemme per gli ebrei, i cristiani e i musulmani
Di R.J. Werblowsky

Le città sono considerate sante a seconda del vincolo che unisce i gruppi umani alla terra in cui vivono. Alcune sono sante, semplicemente perché custodiscono un oggetto sacro o una reliquia. Tra queste La Mecca, Benares, Lhasa, Angkor, Roma e Tenri, in Giappone, vicino a Nara, città che sarebbe stata costruita secondo un piano divino nel sacro karondai, l’ombelico della terra.

Islam

Per l’Islam Gerusalemme è Al-Kuds ovvero la santa o Al Kuds al sharifa, la nobile santa. Secondo Werblosky che si presenta come storico miscredente, Maometto non sarebbe mai stato a Gerusalemme. Monoteismo, giudizio universale e responsabilità dell’uomo per le sue azioni sono strettamente collegate all’eredità ebraica e cristiana, della quale faceva parte anche Gerusalemme. Infatti, nei primi tempi dell’Islam il luogo verso cui si dirigeva la preghiera (la qibla) era Gerusalemme.

La Sura 17:1 del Corano recita: “sia lodato Allah che trasportò il suo servitore di notte, dalla moschea santa, a quella lontana, della quale noi abbiamo benedetto il recinto”. La nozione è spesso associata a quella di una Gerusalemme Celeste e spesso ha tratto in inganno alcuni storici che hanno fatto riferimento a Gerusalemme città.

Secondo questa interpretazione, nel suo viaggio notturno (Isra’) sarebbe stato trasportato da La Mecca a Gerusalemme, dove poi avrebbe compiuto la sua ascesa al cielo, il Mi’radj, con riferimento alle rivelazioni ricevute, lì avvenute. Attraverso Isra’ e Mi’radj l’Islam ha incorporato questa eredità nel proprio sistema religioso. Storicamente, nel 638, Gerusalemme viene conquistata dal califfo Omar e diventa parte di Dar El Islam ovvero della ecumene islamica.

Il califfo Omar avrebbe eretto una casa di preghiera vicino alla santa Sakhra, la roccia, sul luogo dell’antico tempio ebraico. Circa cinquant’anni dopo, nel 691, il califfo omayyade Abd El-Malik Ibn Marwan costruì il duomo della roccia, che non è una moschea. Questa moschea fu così chiamata Al Aksa, la moschea lontana, ma venne eretta cinquant’anni dopo l’Isra’. La competizione non era tanto con La Mecca, quanto con le chiese cristiane e in particolare l’imponente duomo dell’Anastasi, chiamato Santo Sepolcro.

Il cristianesimo.

L’entusiasmo dei cristiani per Gerusalemme si ha con la sua conquista nel 1099. L’entusiasmo musulmano trionfò a sua volta con la riconquista della città da parte del Saladino e con la rimozione della croce dorata. Che spesso si trattasse di Gerusalemme celeste lo dimostra un aneddoto, quando nel 1129 il chierico inglese Filippo, della diocesi di Lincoln, partì in pellegrinaggio per la Terra Santa. Strada facendo si fermò a Clairvaux. Poco dopo l’abate di Clairvaux scrisse al vescovo di Lincoln, dicendo che Filippo era giunto sano e salvo a Gerusalemme. Ma questa Gerusalemme era Clairvaux. Per i cristiani si assiste dunque a una deterritorializzazione della Terra Santa, intesa come Cristo e non come Sancta Sanctorum.

Tuttavia per le generazioni future di cristiani. La Terra Santa è il luogo nel quale si erano svolti gli eventi più importanti della storia: ascensione, redenzione, gli inizi della prima comunità cristiana, la nascita della chiesa nel giorno della Pentecoste etc…

Numerose sono le voci che parlano di una Gerusalemme Celeste e della non utilità del pellegrinaggio: da Sant’Agostino che nel commentare il versetto di Giovanni 7:37, quando Gesù dice: “Se qualcuno ha sete lasciate che venga a me e beva”, sottolinea che non dobbiamo venire con il nostro camminare ma con il nostro amore. Muoversi col corpo è diverso che muoversi col cuore. C’è poi San Gregorio di Nyssa che scrive: “Consigliate ai fratelli di elevarsi dal corpo a Dio, piuttosto che dalla Cappadocia alla Palestina”.

Quindi una Gerusalemme Terrestre che non sarebbe altro che un pallido riflesso della Gerusalemme Celeste. Si parla di una G. Celeste nell’epistola agli ebrei e nel capitolo 21 dell’Apocalisse di San Giovanni. Dunque, Gerusalemme è essenzialmente la Gerusalemme Celeste e questa è l’archetipo della Chiesa, ovvero della mater ecclesia.

Quanto a Gerusalemme d’oro, canzone di Naomi Shemer che dal 1967 è divenuta espressione del sentimento popolare israeliano, pochi sanno che nella raccolta degli inni della chiesa anglicana si trova un poema recante lo stesso titolo, il quale trae origine da una raccolta di inni medievali. La sua dimensione terrestre è collegata più che altro ad avvenimenti sacri.

La tradizione ebraica, Sion e Israele.

Gerusalemme entra nella storia ebraica e nella coscienza religiosa degli ebrei all’epoca di David. Gerusalemme è determinante nel passaggio dalla condizione di popolo alla formazione di una nazione. Gerusalemme e Sion sono due sinonimi che non significano soltanto la città, ma tutta la terra e il popolo ebraico.

Gerusalemme era la città che Dio aveva scelto ed era parte fondamentale del patto di Dio con il suo popolo. Il significato di Gerusalemme che determina la coscienza ebraica lo troviamo nei Profeti e nel Libro dei Salmi. Gerusalemme e Sion sono sinonimi, e per quasi tremila anni gli ebrei hanno considerato questo binomio come il centro materiale e spirituale della loro esistenza. Anche per gli ebrei Gerusalemme è la madre, come per i cristiani.

Il nome di Gerusalemme si ritrova nella liturgia quotidiana degli ebrei. Secondo il professore Krister Stendahl, i luoghi sacri per l’ebraismo non hanno reliquie. La sua religione non è legata ai luoghi ma alla terra. Non a ciò che è accaduto a Gerusalemme, ma a Gerusalemme stessa.

SHARE
Previous articleBen Yehuda, ecco chi è il padre dell’ebraico moderno
Next articleFondi al terrorismo, Israele scopre l’asse “Turchia-Hamas-Hebron-Gaza”
Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

NO COMMENTS

LEAVE A REPLY